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Il Liceo Tedone ha mantenuto la promessa di dare “l’ultima pennellata” al percorso di formazione e sensibilizzazione per vivere la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, ospitando la scrittrice Teresa Antonacci.

Teresa, come lei stessa ama dire parlando di sé, è moglie, mamma, dirigente di Poste Italiane e ha trovato nella scrittura lo strumento per descrivere non solo i moti più profondi della sua anima, ma soprattutto le mille sfumature che compongono lo spettro autistico.

All’attivo ha numerose pubblicazioni: La dodicesima stanza, Enrico fatto di vento, Una storia imperfetta, La casa della domenica, Quasi (Les Flâneurs Edizioni), tutte legate dal filo rosso della passione per il narrare e dal desiderio di gridare, con grande delicatezza, che la vita di una persona con “disturbi” dello spettro autistico è impegnativa, ma non è una tragedia, e che non bisogna mai smettere di mettersi in gioco. Un po’ come fa Alina, la protagonista di Quasi, il romanzo oggetto del dibattito fra autrice e alcune classi del Liceo Tedone, a cui «tocca ricominciare tutto da capo, o quasi» e che «dovrà mettere insieme i cocci del passato e provare a costruire una nuova serenità dopo averla rincorsa, raggiunta e ripersa».

La scrittura di Teresa è così densa di messaggi e suggestioni che non basta un solo aggettivo per definirla. È evocativa, ha raccontato la prof.ssa Rosanna Pellegrini che ha dialogato con l’autrice, per la sua capacità di far emergere emozioni profondamente sedimentate. È cinematografica, come hanno colto le studentesse e gli studenti del progetto lettura “Al Tedone con l’autore”, perché riesce a trasportare con forza il lettore all’interno della storia e farlo dialogare con ambienti e personaggi. È essenziale, perché procede per privazioni, con discorsi diretti destrutturati, privi di virgolettati che ti arrivano nitidi e li senti addosso.

È inclusiva, perché ti prende per mano e ti conduce non solo a conoscere il mondo di cui parla, ma anche a farne parte. E ti sembra di ascoltare Alina e vederla, vivere il tempo con lei, vivere il suo tempo.

Numerosi i temi affrontati, da quelli più squisitamente stilistici e formali a quelli esistenziali. Tutti, però, hanno condotto ad un unico orizzonte: l’amore. L’amore, ha affermato convintamente Teresa, è quel che può rendere le nostre azioni dei piccoli capolavori: l’amore per ciò che facciamo, per ciò che siamo, ciascuno con le sue specificità e i suoi “quasi”. Quei “quasi” che dicono di noi, ci rappresentano e ci definiscono. Siamo tutti quasi, nelle nostre imperfezioni, nelle nostre fragilità, nei nostri errori, nella nostra umanità. E quel “quasi” che ci salva, che ci rende unici.

Un incontro travolgente capace di immergere gli studenti nel mondo delle persone con diagnosi di autismo: l’autrice, grazie alle domande dei ragazzi, mai scontate, mai banali, ma sempre cariche di vitalità, di fiducia nella vita, di speranza, si è raccontata con spontaneità e naturalezza, mostrando le mille sfumature che una diagnosi di autismo può comportare. Ha cercato di narrare, senza pietismi, un mondo più complesso ma sicuramente unico, un mondo in cui ciascuno di noi è immerso. 

Un esempio per le ragazze e i ragazzi del Liceo Tedone, pronti a carpire come si possano superare le difficoltà di un momento particolarmente difficile, come ci si possa reinventare nonostante tutto, imparando a cogliere sempre i piccoli boccioli di felicità che nascono da notizie sconvolgenti, senza arrestarsi di fronte a eventi o diagnosi che possono sembrare la fine di tutto ed invece sono l’inizio di qualcos’altro.