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L’appassionata assemblea di Istituto  per condannare la guerra e accogliere le studentesse e gli studenti ucraini

“Chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti.” Scriveva Izet Sarajlic, poeta bosniaco del secondo Novecento. Nell’assedio della Sarajevo degli anni 90, i cittadini si recavano alle serate di poesia nel buio di una città sotto assedio. Sperimentavano che in una guerra solo i versi sono capaci di sfiancare un assedio. E in questo tempo sospeso che ci coglie impreparati, increduli e incapaci di risposte, tra una pandemia che ancora ci perseguita e una guerra atroce nel cuore dell'Europa, le studentesse e gli studenti del laboratorio di lettura Al Tedone con l'autore, guidati dalla prof.ssa Rosanna Pellegrini, provano a trovare risposte nella fibra resiliente della poesia, affidando ad una staffetta poetica la condanna della guerra e della violenza, il loro canto di pace, la loro voce per tenersi compagnia in questo embargo sociale combattuto grazie alla poesia che diviene ricerca del sé e degli altri, esigenza di parole fino ad oggi non dette. 

Nello stesso pomeriggio del 21 marzo, per celebrare la  giornata mondiale della poesia gli studenti delle classi 1^F, 2^F , 5^F, 2^I, 3^E, 4^C, 4^L ,  guidati dai proff. Stefania Ventura e Aldo De Palma, tracciavano solchi di speranza affiggendo versi e parole sulle porte delle aule, lungo le scale e le pareti della scuola. Piantavano versi di Hikmet, Sbarbaro, Becquert, Machado, Neruda, Szymborska, Lorca, misurandosi con la bellezza e il dolore, scoprendo che la poesia è nell'inchiostro della penna di un poeta come nel cuore di un ragazzo che per la prima volta si è sentito tale avvertendo il brivido della vita scorrergli sulla pelle. 

Ma il 21 marzo è anche la giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime delle mafie, per questo il prof. Corrado De Benedittis, sindaco di Corato  ed ex docente di storia e filosofia al Liceo,  ospite dell’assemblea di Istituto per una lezione sulle cause della guerra in Ucraina ha ricordato alle studentesse e agli studenti le  parole infuocate di Don Ciotti, traboccanti di pathos e di speranza “Il coraggio non è eroismo, ma responsabilità, denuncia, verità” esortandoli all’impegno civile e alla biopolitica di Foucalut, senza cadere nella logica del nemico e della guerra ma, piuttosto coltivando la pace, la non violenza, il confronto, la relazione e l’apertura all’altro. 

E pronti ad aprirsi e ad accogliere l’altro si sono mostrati i liceali tedoniani verso i loro coetanei ucraini, Mariia, Zlata, Marsel’ e Oskar, provenienti da CharKiv e e prossimi studenti del Tedone. Commossi e pieni di gratitudine i giovani ucraini hanno salutato i loro compagni, grazie alla mediazione linguistica della prof.ssa Ursi, per poi parlarsi con un esperanto di sorrisi e di amore in un dialogo emotivo autentico e profondo. L’assemblea degli studenti si è colorata di speranza e  ha ricordato la marcia della pace promossa qualche giorno fa dal Comune di Ruvo in cui le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno imbracciato le bandiere della pace, hanno dipinto i volti di blu e giallo ed hanno tenuto per mano i loro coetanei ucraini ai quali la guerra di Putin sta negando, oltre alla violenza sui civili, il diritto allo studio. Un atto di fratellanza e di rivendicazione dei valori di umanità. Una manifestazione silenziosa che porta con sé il dolore dei morti, fra cui tanti ragazzi che si sono ritrovati a camminare nei libri di storia tra le pagine delle cronache dei conflitti europei delle guerre mondiali. 

Gli occhi dei nostri studenti, i loro gesti,  le loro parole ci hanno donato una grande coscienza civile e un senso profondo di solidarietà e di pace e ci hanno insegnato che la poesia, l’apertura verso l’altro e la non violenza non solo possono salvare questo mondo, ma anche rovesciarlo.

Prof.ssa Rosanna Pellegrini