“C’è una crepa in ogni cosa, è lì che entra la luce”, cantava il poeta e cantautore Leonard Cohen, e dalle crepe delle ferite inflitte al mondo intero dalla pandemia, la luce che filtra nei corridoi e nelle aule del Liceo Tedone, seppur vuote di studentesse e di studenti, ha una fibra resistente, segno tangibile del desiderio di continuare a credere nella cura dell’arte, della musica, della poesia, tutti satelliti di una madre terra chiamata Scuola.

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In questo Natale il “presidio sanitario” del Liceo Tedone, come ama dire il nostro “Maestro” Erri De Luca a proposito dei libri e dell’arte, è stato il concerto di Natale che vede da anni i nostri ragazzi donarci i loro talenti, le loro passioni. Un’edizione più essenziale ed intima, registrata nell’Auditorium del Liceo.  Su un palcoscenico nudo, privo delle tende e dei suoi soliti arredi a testimoniare l’essenzialità, l’intimità di un Natale così diverso ma pur sempre autentico, le nostre studentesse e i nostri studenti hanno potuto scrivere quel verso che mancava alla poesia lasciata sul foglio della scrivania – parafrasando Roberto Vecchioni, un altro dei “Maestri” che in questi anni hanno segnato la strada nel nostro cammino e che proprio su quel palco ci ha dedicato “Sogna ragazzo sogna”.

Un concerto unico, irripetibile per le emozioni che ci ha donato, uno concerto che ha visto sullo stesso palco, insieme ai nostri giovani liceali, una ex studentessa, una collaboratrice scolastica, un docente. Studenti, docenti e collaboratori scolastici, tutti insieme, si tengono le mani pur distanziati in un palco nudo riscaldato da “un’esplosione di luce, in ogni parola” come canta ancora Leonard Cohen nella sua preghiera laica “Hallelujah”, nella intimistica e magistrale interpretazione di Marina Manzi, accompagnata dalla chitarra acustica del prof. Aldo De palma, dalla chitarra elettrica di Mario Scardigno e dalla vocalist Daria La Manna. Un canto d’amore, un amore salvifico come solo l’arte e la musica sanno essere.

Dopo l’Hallelujah di Leonard Cohen, la band del Tedone si scatena con l’adrenalina terapeutica di “Master Blaster” di Stevie Wonder. Le voci sono quelli di Miriam Rotunno e Daria Lamanna, accompagnate dalla vocalist Marina Manzi, dalla batteria di Davide Poli, dal sax di Marcello Giangregorio, dalla tastiera di Sabino Cipriani, dal basso di Vittorio Chieco e dalla chitarra elettrica di Mario Scardigno. Ancora una canzone di speranza, un corpo a corpo con la malattia, un cancro contro il quale lottava Bob Marley, amico fraterno di Steve Wonder. Una canzone di speranza e di luce, con il suo riff vitale che contagia di gioia e di vitalità, come tradizione reggae vuole, anche se Wonder non tradisce il sangue R&B, così come le ragazze e i ragazzi del Tedone non hanno tradito con la loro versione sinfonico-rock dall’aura sacra, grazie alla lirica “Non sapevi che potresti suonare fino al sorgere dell’alba […] Quando ci si muove con positività […] la tua destinazione è la stella più luminosa”.

Un canto di gioia e di liberazione, un concerto essenziale ma potente, realizzato grazie alla visionaria intraprendenza di una dirigente scolastica, la prof.ssa Domenica Loiudice, profonda sostenitrice dell’arte e della cultura, e alla audacia di due docenti caparbi e sognatori, Aldo de Palma, docente di inglese e talentuoso chitarrista, Cristina Di Terlizzi docente di inglese e custode di bellezza e di poesia e all’arte di Marina Manzi, vocalist e solista nella magistrale interpretazione dell’Haleluya di  Cohen. Ancora una volta, come ha raccontato commossa la Dirigente Scolastica, il Liceo Tedone si fa presidio di arte e di bellezza e testimonia la vitalità di “una scuola che c’è, che resiste, che crede profondamente nel suo magistero educativo e formativo”.

Prof.ssa Rosanna Pellegrini

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